Le credenze: i pilastri della realtà

Le credenze: i pilastri della realtà

Le credenze sono i nostri pilastri della realtà.

Per credenza o convinzione, si intende ciò che è vero (consigliamo al lettore l’articolo “Cos’è la realtà?“), e facciamo ovviamente riferimento a qualcosa di soggettivo.

Cosa intendiamo con la parola vero o verità?

È vero ciò che funziona.

Consideriamo ad esempio il concetto di vecchiaia. Quali credenze sono associate a questa condizione? Per alcuni è vero che la vecchiaia inizia circa dai 65 anni e a questa si associa un decadimento fisico e mentale. Molto probabilmente lo stesso contesto o esperienze dirette hanno portato queste persone ad affermare ciò e a vedere loro stesse o i loro genitori invecchiare dopo i 60 anni. Probabilmente valuteranno la casa di riposo come il posto migliore per trascorrere in tutta serenità il resto della vita.

Per altri invece la vecchiaia è legata a tutt’altre credenze. Molte persone ritengono che sia sinonimo di forza d’animo, impeccabilità e la vedono come una porta verso la saggezza.

Sono differenti credenze associate allo stesso concetto: la prima potrebbe essere riassunta come: “vecchiaia sinonimo di debolezza”, la seconda invece: con “vecchiaia come opportunità”.

Tali credenze (molto spesso condivise all’interno del contesto in cui si vive) possono in misura molto generica, fornire chiari indizi riguardo il motivo per cui, in alcune situazioni, una persona con età superiore ai 70 anni sia alla guida di un paese, mentre in altre una stessa persona si trova in una casa di riposo (non stiamo ovviamente considerando motivi di salute)*.

Forse sarebbe più “equo” considerare la vecchiaia come un andamento e rimanere quindi aperti al mare di opportunità che questa condizione offre.

Quanto dura una credenza?

Per tutta la vita. La credenza non si può eliminare una volta acquisita. È però possibile attraverso alcune pratiche ed esercizi, modificarla e renderla una risorsa al nostro servizio.

Non possiamo eliminare la credenza: “al lavoro vanno avanti solo i raccomandati”, però possiamo modificarla e renderla meno limitante trasformandola in: “per andare avanti nel lavoro bisogna essere nel luogo giusto, al momento giusto”.

Decidendo di fare un lavoro su di sé diventa vantaggioso modificarla ulteriormente, magari facendola diventare: “ho tutte le risorse per trovarmi nel luogo giusto e avere successo nel mio lavoro”. La stessa persona darà un significato totalmente differente al lavoro e a sé stessa.

Non di rado capita che le nostre credenze risultino poco efficaci e la nostra realtà non rispecchi ciò che volevamo ottenere. Magari anche solo rispetto ad alcuni aspetti. Questo avviene perché le credenze si creano sin dalla vita intrauterina e fino ai primi 12 anni di vita**. Il maggiore sviluppo si ha nei primi 6 anni di vita.

Questo accade in così tenera età perché per il bambino è necessario acquisire al più presto punti fermi per orientarsi nel mondo, o meglio “pilastri della realtà”.

La credenza si crea quando si associa un significato ad un fatto. Il bambino associa alla gentilezza mostrata dal padre nei confronti della madre il fatto che bisogna rivolgersi con gentilezza alle donne.

Anche le credenze limitanti sono, nella maggior parte dei casi, frutto di buone intenzioni.

Un bambino va in prima elementare, si comporta bene ed è educato, i suoi genitori sono soddisfatti del suo rendimento. Prende i primi voti e sono tutti ottimi. I genitori non manifestano in maniera esplicita il fatto che siano fieri di lui, anzi ritengono in tutta sincerità che stia semplicemente facendo il suo dovere, (forse ti ci ritrovi anche te). Un giorno il bambino prende un brutto voto in matematica e allora la madre, che è gentile e vuole consolarlo, gli dice: “la matematica proprio non fa per te. Hai preso da tua zia”. Il bambino assocerà al brutto voto in matematica il fatto che la matematica non fa per lui (ovviamente è una generalizzazione, ma aiuta a rendere l’idea).

Nelle prossime interrogazioni in matematica prenderà voti sotto al di sotto del suo potenziale e questo atteggiamento lo caratterizzerà negli anni successivi. Molto probabilmente, una volta interiorizzato il fatto che i numeri non fanno per lui, cercherà di eliminare dal suo percorso di studio materie come la matematica o la fisica e non diventerà mai un commercialista. Quel che è peggio è che in questo modo il bambino esclude a priori diverse possibilità dalla sua vita.

A questo punto risulta facile capire come situazioni vissute nella prima infanzia possano non essere utili anzi addirittura controproducenti per la vita da adulti.

 

Rimasi sconvolto nell’ascoltare questo racconto. Ero in India e di fronte a me vi era un elefante legato con una piccola catena ad un palo. Solo una delle sue quattro zampe era legata, ed il palo che non raggiungeva il metro era a malapena conficcato nel terreno. Chiesi il motivo per cui il grosso elefante rimaneva immobile. Perché non scappava? Mi fu detto che l’elefante venne legato fin da cucciolo a quello stesso palo. Provò con tutte le sue forze a liberarsi, si provocò ferite e finì stremato a terra. Il giorno dopo ci riprovò. Lo stesso fece il giorno dopo ancora, finché ad un certo punto, ancora piccolo, si rassegnò all’idea che sarebbe rimasto legato per il resto dei suoi giorni.

Dopotutto non siamo diversi dall’elefante. Anche lui, proprio come noi, possiede le sue credenze: è convinto che il palo sia più forte di lui e quindi non prova neanche più a fuggire.

Per scoprire le tue credenze prova a chiederti cosa c’è dietro al pensiero che guida una tua azione.

“Io dopo il lavoro andrò ad allenarmi. Farò questo perché mi piace vedermi in forma.” La mia credenza è che mente e corpo fanno parte di unico sistema.” Queste sono riflessioni semplici e al tempo tempo stesso profonde.

A volte possono spaventare, possiamo scegliere di non considerare questi aspetti, di tenerli a debita distanza.

Se decidete di chiudere gli occhi e tapparvi le orecchie molto probabilmente non cambierà nulla, non accadrà proprio niente nella vostra vita. Ma se dentro di voi volete cambiare qualcosa allora fermatevi un attimo a considerare quanto avete letto.

Non abbiamo la presunzione di argomentare e approfondire in poche righe temi come le credenze, ma l’augurio è quello che questo insieme di parole risvegli in voi la curiosità e voglia di guardarvi dentro.

Ogni azione è guidata da un’azione positiva e rappresenta la scelta migliore che una persona ha a disposizione in quel momento”.

Questa è la credenza che condivido col mio compagno Piero.

*In merito a questo, potrebbe risultare interessante considerare come vi sia una stretta correlazione tra le nostre modificazioni biologiche e le credenze interiorizzate. .

**Per approfondimenti in merito, consigliamo gli studi di Bruce Lipton su “La Biologia delle Credenze”.

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